Rapporto Assinform 2014: il Report Reitek dal convegno di presentazione

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Nella splendida cornice del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze, è stata presentata ieri la 45° Edizione del Rapporto Assinform, principale evento e strumento in Italia per l’analisi dei mercati dell’Informatica, delle Telecomunicazioni e dei Contenuti Multimediali.

Il mercato digitale in Italia ha chiuso il 2013 in flessione del 4.4% rispetto all’anno precedente, con un valore di 65.1 miliardi di euro. Si assiste a un continuo e forte downpricing dei servizi di rete TLC: -10.2%, nel 2012 il dato era già del -9.4%. Nel complesso quindi il mercato decresce ancora ma, come ha illustrato Giancarlo Capitani – Presidente NetConsulting, “ci sono diversi fiori che stanno sbocciando”.

Scarica la presentazione del Rapporto Assinform 2014.

“Chi sta vincendo e chi no”

I settori in trend positivo sono quelli della musica, mobile entertainment, servizi Cloud (+32.2%) e tablet (+42.2%). Segno negativo per i servizi di rete TLC, i server midrange, i PC e maglia nera per i cellulari di vecchia generazione. In linea generale ciò che si sta verificando è una discontinuità strutturale: cresce il gap fra chi innova e chi no. Il processo di digitalizzazione sale dal basso e di frequente è più veloce di molte aziende, due esempi principali:

  • eCommerce B2C. Valore 11.3 Mld €, +18% YoY.
  • mCommerce. +255%, oggi pesa quasi il 5% di tutto l’eCommerce. In crescita esponenziale grazie anche a 27 milioni di smartphone e 6 di tablet.

Il fattore Cloud

Il Cloud è sempre più il fattore abilitante del nuovo scenario digitale italiano. Con 80 milioni di oggetti interconnessi (+11.8%), il traffico dati sulle nuvole salirà dal 35% del totale nel 2013 al 70% nel 2020. Il valore del comparto è stimato da Assinform in 753 milioni di euro, +32.2% vs 2012. Il Public Cloud cresce più del Private, è una rivoluzione organizzativa sia lato domanda che lato offerta ancora prima dell’aspetto quantitativo dei numeri.

Big (noisy) Data

Non è tanto il volume a impressionare, nonostante il balzo da 750 (anno 2013) a 13.000 (2020) Exabytes di Big Data Analytics, quanto la qualità dei dati da gestire: sempre più destrutturati. Le aziende sono chiamate a competere in catene del valore di crescente ampiezza, intersettorialità e a carattere internazionale, con collaborazioni distribuite sul territorio e soluzioni informatiche eterogenee. Esiste la reale capacità di gestire e utilizzare in modo proficuo il grande bacino di dati generati? Emerge la necessità di saper selezionare i dati veramente funzionali all’aumento di competitività, non solo collezionare catalogare e analizzare l’enorme mole di informazioni.

Verso un’Italia Digitale?

Fra gli Stati europei in media il peso del mercato ICT in rapporto al PIL è del 6.6%, in Italia la percentuale è 4.9. Tradotta in euro, ci mancano circa 23 miliardi di investimenti e valore. I due principali driver che dovranno aiutarci sono secondo Assinform:

  1. la capacità delle imprese italiane di diventare più aperte e interattive verso il mondo esterno, per intercettare non solo i consumatori digitali ma anche le aziende partner e perché no i propri collaboratori digitali. ‘Digitalizzazione’ è diverso da ‘Automazione’, deve cambiare il modo di fare impresa.
  2. sviluppo di nuove competenze e best practice: inclusione e alfabetizzazione digitale, eLeadership (troppi manager ancora poco digitali!), l’Agenda Digitale e la P.A. (Anagrafe e Identità digitale, open data, Istruzione, Sanità, pagamenti e fatturazione, Giustizia e processi.

In merito al secondo punto, attenzione perché in Europa è previsto una “skills shortage” nei prossimi anni. Il rischio è di veder accentuato il divario fra un’Italia che innova e cresce e un’Italia che non innova e non cresce, con ridotte e purtroppo croniche difficoltà del fare sistema all’interno di un contesto globalizzato. Gli ultimi dieci anni hanno dimostrato come gli investimenti in ICT siano direttamente correlati all’andamento della produttività e del PIL. “La strada si fa stretta ma anche unica, non possiamo non imboccarla, senza perdere ulteriore tempo!”

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